23 aprile 2012

Della Valle: giocherà a Ohio State

Posted by Matteo Bollini on 18:19 0 commenti

Dopo un anno di formazione alla Findlay Prep di Las Vegas, Amedeo Della Valle proseguirà il suo processo di maturazione cestistica a Ohio State, una delle università più prestigiose degli States, quest'anno eliminata alle Final4 del torneo NCAA
Figlio d'arte, ma di quelli buoni. Il papà è Carlo Della Valle (13 anni di professionismo fra Torino, Livorno, Vigevano, Roma e Pistoia a cavallo fra gli anni '80 e '90), mentre lui, Amedeo, è nato l'11 aprile 1993 ad Alba, a un passo da Casale Monferrato, dove si è trasferito a 14 anni. Vita in foresteria, fatta di studio e palla a spicchi, ma anche di tante soddisfazioni: a 15 anni trascina la sua squadra alle finali nazionali di categoria giocando così bene che coach Crespi lo vuole subito aggregare alla prima squadra (allora in LegaDue), regalandogli il primo assaggio di basket professionistico. Ancora acerbo - per sua stessa ammissione -, vero, ma il confrontarsi con una pallacanestro di livello per un teenager che stava muovendo i primi passi al liceo ne ha accelerato in maniera decisiva la maturazione. Poi l'esperienza della scorsa estate agli Europei Under18, dove ha guidato la rappresentativa azzurra segnando 15.1 punti di media a partita con il 55.4% da due e il 50% dall'arco con quattro ventelli nelle ultime partite dopo un inizio difficile, segnato da un infortunio al polso: 20 punti contro la Russia, 24 contro la Lituania, 20 contro l'Ucraina e 26 contro la Francia.
Buon tiro, capacità di mettere palla a terra e di leggere bene le situazioni di gioco offensivo, aiutato anche dai suoi 195 centimetri di altezza: Della Valle è un attaccante con strabordante talento naturale e una spiccata ammirazione per José Calderon, perché, proprio come lui, "è uno che tiene sempre la testa alta e gioca da leader in campo". Il suo punto debole? "La difesa, e le gambe" ammette. "Ci lavoro sempre per velocizzare gli spostamenti laterali e aumentare la massa muscolare". Insomma, come direbbero in America, Amedeo "plays big", e proprio in America è andato per completare e migliorare la sua formazione cestistica, con il sogno nel cassetto di diventare il "quarto moschettiere" azzurro in NBA dopo Bargnani, Belinelli e Gallinari.
Quest'anno ha giocato alla Findlay College Prep di Henderson, nel Nevada, a una ventina di km da Sin City, una delle migliori high-school degli States, terza nella speciale classifica stilata da ESPN. "Ma le luci di Las Vegas non hanno per nulla influito" aveva detto all'interno di una intervista rilasciata a basketcaffe, descrivendo la sua giornata tipo. "Alle 8 abbiamo pesi, poi scuola fino alle 3 di pomeriggio (magari con un'oretta di tiro), allenamento fino alle 6, cena tutti insieme e subito a dormire".
Per la Findlay Prep sono recentemente passati anche Avery Bradley (Celtics), Tristan Thompson (Cavs) e Cory Joseph (Spurs), tutti immortalati sulle pareti della palestra: anche quest'anno, sotto la guida di coach Michael Peck, che stravede per Amedeo, non si scherza: record finale di 27-1 (la Findlay è 154-8 nella sua storia), titolo vinto contro Montverde in overtime al termine di una partita folle, con l'azzurro guardia titolare e miglior tiratore da tre punti. Ma il momento decisivo e critico è quello della scelta dell'università: e per Amedeo le offerte non sono mancate.
Arizona, Michigan, Ohio State, Texas A&M e Gonzaga, tutti college di grandissimo prestigio, si sono subito mosse per offrire una borsa di studio al ragazzo di Alba: dopo una visita in Texas, Amedeo ha scelto di iscriversi a Ohio State, quest'anno fermata alle Final4 NCAA da Kansas, poi battuta nella finalissima per il titolo da Kentucky. In bocca al lupo, Amedeo, ti aspettiamo presto al piano di sopra.
Fonte Daniele FANTINI (Twitter: @DanieleFantini) / Eurosport
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12 aprile 2012

Magic-Bird, lo show sbarca in teatro

Posted by Matteo Bollini on 20:31 0 commenti

A New York debutta il musical sulla vita delle due star Nba. Rivali negli anni '80, hanno trasformato il loro duello in fabbrica

Magic Johnson contro Larry Bird, il più grande show della storia del basket oggi torna in cartellone. Non a Los Angeles o a Boston, le piazze originali delle mitologiche sfide fra i Lakers e i Celtics, ma a New York, per la precisione al Longacre Theater di Broadway. È un musical, si chiama semplicemente «Magic/Bird» (che in inglese suona come «uccello magico») e se riuscirà a trasmettere anche solo una frazione della gioia e del talento che scaturivano dal copione originale sarà un successone. Per interpretarlo sono stati scelti due attori alti quasi due metri e con un passato da decenti giocatori amatoriali, Tug Coker (Larry Bird) e Kevin Daniels (Magic Jonshon). «Quando mi hanno chiamato per spiegarmi che volevano scrivere un musical su di noi ho pensato che fosse uno scherzo – ha detto Bird –. A teatro ci sono stato, ma mai per vedere una commedia che avesse come protagonista me stesso». «La prima volta che ho incontrato Kevin – sostiene invece Magic – ho notato che il ragazzo non sorrideva abbastanza. Ehi, gli ho detto, io ero quello sempre allegro e divertente: tu mi sembri Larry Bird...». I due fenomeni si incontrarono per la prima volta nella famosa finale universitaria del 1979, vinta dai Michigan State Spartans di Magic contro i gli Indiana State Sycamores di Bird, e hanno poi continuato a sfidarsi da professionisti, rilanciando la allora languente Nba con quattro storiche finali. Iniziarono odiandosi, continuarono rispettandosi, hanno finito amici per la pelle. E proprio sul lato privato, backstage della (forse) più famosa rivalità della storia dello sport è giocato lo «script» del premio Oscar Eric Simonson. A partire dall’abbraccio di mamma Johnson che sciolse l’astio fra i due, per arrivare alla telefonata
che nel ’91 Magic fece a Bird per comunicargli che aveva l’Aids.Novantacinque minuti di finzione per raccontare la realtà di un duello sportivo che nel corso di oltre trent’anni si è trasformato in qualcosa di ulteriore e di diverso: un archetipo, un logo, un blockbuster della memoria, quasi una società - la superpremiata e inimitabile ditta Magic & Bird - e oggi, quasi inevitabilmente, uno spettacolo. Non «cinema!» come urlava Dan Peterson commentadoli in tv, ma teatro. Con un filo di prevedibile nostalgia. «Vorrei tanto che ci fossero giocatori capaci di prendere il nostro posto – ha detto Magic – ma visto quello che è diventato il basket oggi, non credo succederà». Applausi.
Fonte La stampa.it articolo di Stefano Semeraro
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7 aprile 2012

Il quarterback alza un alley-oop

Posted by Matteo Bollini on 17:15 0 commenti

Forse qualcuno si ricorderà ancora quando, qualche settimana fa, Kevin Garnett e Rajon Rondo aprirono una partita contro i Lakers con uno snap di stampo footballistico: quel video, che fece rapidamente il giro del mondo, sembra aver impressionato in particolar modo alcuni ragazzi liceali dell'Iowa, che, a loro modo, sono andati ben oltre inaugurando l'All Star Game locale della Pride of Iowa Conference. Dopo aver vinto la palla a due iniziale, la squadra in bianco assume la classica posizione di uno snap: Bryce Carpenter riceve il pallone nelle vesti dell'improvvisato quarterback e alza un preciso alley-oop per Hunter Van Haalen, in versione wide receiver, che schiaccia al volo prendendo di sorpresa la difesa fra l'incredulità più totale del pubblico (e una qual certa irriverenza verso gli avversari, ma si tratta comunque di un All Star Game...).

Una mossa studiata? Assolutamente no, almeno secondo quanto afferma lo stesso Carpenter. "L'abbiamo pensata cinque minuti prima dell'inizio della partita, ma non avevamo mai provato a farla prima".
Well done, boys!

 Dunker = Hunter Van Haalen
Passer = Bryce Carpenter
Snapper = Collin Thomas
Running Back = Brody Brownlee
Left Guard = JD Nielsen
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Fenomeno In Libano, 113 Punti In Una Partita

Posted by Matteo Bollini on 17:06 0 commenti

Centotredici punti tutti da solo. Mohammad El Akkari, guardia della formazione libanese del Moutahed, e' stato il protagonista di una prestazione strepitosa, come riporta il sito fibaasia.net. Il 27enne, che prima dell''esplosione' viaggiava alla modesta media di 7,6 punti a gara, ha dato spettacolo nel match vinto 173-141 contro il Bejjeh nelle Final Eight del campionato nazionale. Il tabellino del giocatore e' finito addirittura in evidenza sul sito di Espn, il sito del principale network sportivo degli Stati Uniti: 40 su 69 al tiro, un irreale 32 su 59 da 3 punti e appena un tiro libero. ''Ringrazio Dio per questa prestazione. Penso sia il risultato dei miei allenamenti -ha detto El Akkari-. Voglio anche ringraziare il mio allenatore per avermi lasciato in campo e ringrazio i miei compagni per l'aiuto''. El Akkari entra nell'esclusivo club dei giocatori capaci di segnare piu' di 100 punti in un incontro. Il piu' celebre, ovviamente, rimane Wilt Chamberlain: nel 1962, con la maglia dei Los Angeles Lakers, raggiunse quota 100 contro i New York Knicks. Secondo Fibaasia.net, nel continente almeno altri 2 giocatori sono riusciti ad arrivare in tripla cifra. Bisogna tornare al 1923 per trovare i 116 punti segnati dal filippino Lou Salvador contro la Cina. L'altro marcatore fenomenale del continente asiatico sarebbe Jeron Teng, prodigioso studente delle Filippine capace di realizzare 104 punti in una gara a livello scolastico. 
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26 marzo 2012

Kentucky e Kansas volano alla Final Four

Posted by Matteo Bollini on 23:41 0 commenti

Definite le quattro squadre che prenderanno parte all'appuntamento finale di New Orleans. 
Le due semifinali: UK contro Louisville , Kansas sfida Ohio State 
Il college basketball nasce per sorprendere, come espressione massima di un connubio sentimentale tra talento, pallacanestro ed un legame unico con la maglia che accompagnerà indelebilmente ogni giocatore durante tutta la sua carriera, cestistica e non.
La grande novità delle Elite Eight, conclusesi questa notte, è che Kentucky sarà l'unica testa di serie numero uno a competere per il titolo finale. Neanche una delle candidate Cinderelle (nome che indica le squadre - sorpresa), tra cui quella Lehigh che ha il merito di aver eliminato Duke e la colpa di aver gettato via una partita a tratti già vinta contro Xavier, ma poco importa: le Final Four di New Orleans espongono un cartellone talmente intrigante da sembrare opera di un grande sceneggiatore.
Per gli oltre 80mila tifosi che accoreranno da ogni angolo della nazione per assistere all'evento con la lettera maiuscola, si prospetta un fine settimana all'insegna dei quattro quarti di nobiltà cestistica, un agglomerato di nomi illustri e storie legate al passato come non se ne vedevano da anni.
Le prime due squadre che esordiranno nel Mercedes Benz Dome, piazzato in mezzo alla città che fu patria mondiale del jazz (oggi Bourbon Street è soltanto una colorata serie di negozi, nulla di meno e nulla di più), saranno Kentucky e Louisville. Entrambe sono reduci da due vittorie relativamente comode, più per i ragazzi di coach Calipari che per i Cardinals.
Sfoggiando un gioco di squadra che sradica sul nascere
ogni sorta di solismo individuale, UK ha dimostrato contro Baylor - complice un Perry Jones invisibile - di saper trovare punti facili e contropiede muovendo la palla e stabilizzando gli istinti difensivi. Il risultato di 82 a 70 è tutto fuorché veritiero, inganna senza tener conto della vera storia della partita, riconfermando quanto detto all'inizio del torneo: la squadra da battere, ad oggi, è Kentucky. Molta pressione anche sulle spalle dell'allenatore dell'ateneo, John Calipari, che alle spalle ha due finali Ncaa perse allo scadere e nessuna retina tagliata.
I Louisville Cardinals sono già concentrati sulla sfida che li attenderà sabato, e sarà molto interessante vedere Rick Pitino confrontarsi con il suo passato da capo allenatore proprio alla Kentucky University. Le sue doti - da leader sulla panchina - sono tutte lì, soltanto da ammirare.
La sua tenacia mentale è riuscita nelle ultime partite, spesso vinte in rimonta, a condizionare il gioco dei suoi giocatori, spesso condizionati dai falli del vero regista nonché anima intellettualmente gemella di pitino, il play di origini portoricane Peyton Siva.

Inevitabile per i Cardinals fare tesoro della partita contro Florida, comandata soltanto in apparenza dai Gators fino a due minuti dal termine, ma vinta 72 a 68 grazie alla capacità di leggere al meglio le situazioni chiave individuando la scelta migliore. Una qualità di squadra tutt'altro che comune, che ha permesso a Louisville di staccare il biglietto per le Final Four e che ne fa seria candidata ad impensierire quella gioiosa macchina da guerra che risponde al nome di Kentucky.

Terminata anzitempo la corsa di North Carolina, college rappresentante in terra l'Olimpo del basket universitario, che cede contro Kansas per 80 a 67. A pesare la pessima prova del super talento Harrison Barnes, che prima della palla a due si è sentito ricordare da molti giornalisti la sua scarsa attitudine a segnare nei canestri del Dome di Sant Louis. Ma la vera assenza in casa Tar Heel ha il volto di Kendall Marshall, polso fratturato in un impatto contro il parquet durante le Sweet Sixteen, e l'amarezza per aver visto la sua Unc perdere debolmente contro i Jayhawks, tenuti in linea di galleggiamento da un incontenibile Tyshawn Taylor, che insieme a un Thomas Robinson da 18 punti e 9 rimbalzi costruisce il parziale decisivo, valido per l'accesso alle Final Four. E nonostante un piccolo guizzo finale di North Carolina prima dei falli sistematici che hanno accompagnato la gara verso la sua fine naturale, è stato l'inno scandito dai tifosi di Kansas "Rock Chalk, Jayhawks" a sancire la parole fine.
Il vincitore della East Region, aggiudicatosi la finale disputata a Boston, è Ohio State.
Inizialmente condizionati dai due falli in neanche 5 minuti del leader carismatico Jared Sullinger, la squadra è riuscita a trovare risorse del tutto inaspettate, apparecchiando la tavola per il gran finale. Con l'ingresso di Sullinger sul campo di gioco, accompagnato da un boato dei tifosi, la partita si conforma subito alle caratteristiche del numero zero in maglia rossa: strapotenza fisico, tiro dalla media distanza e raddoppi che la futura scelta al prossimo draft Nba capitalizza con assist ai compagni smarcati. Il risultato finale (77 a 70) non rende giustizia a Ohio St., capace di imporre ritmi e melodie agli Orange, testa di serie numero 1 della East Division e che termina prematuramente una stagione comunque vincente e che riporta l'ateneo tra i migliori college di tutta l'America.
Da Repubblica.it - Articolo di Simone Trebbi

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2 gennaio 2012

Messina: "Io, paisa' nella Nba"

Posted by Matteo Bollini on 11:15 1 commenti

Vice a Los Angeles dopo 22 anni da capo allenatorein Europa. «Qualche voltaho l’impressione di non essere all’altezza»

A volte la voglia di una nuova sfida è la motivazione più bella che ti spinge a tentare. Anche quando sei una sorta di leggenda del basket europeo come lo è Ettore Messina, un orgoglio per tutta l’Italia cestistica. Ecco perché quando questa estate il coach catanese ha ricevuto la chiamata dai Los Angeles Lakers non ha potuto dire di no. Mike Brown, che anni prima era stato a Mosca a seguire i suoi metodi di lavoro con il Cska, ha deciso di portarlo con sé in quella che è «un’esperienza impagabile, che mi farà tornare in Europa notevolmente arricchito». Nel vecchio continente Messina aveva vinto tutto. Ora è il «senior assistant» del capo allenatore dei Lakers, andando a ricoprire - con tutte le differenze del mondo - un ruolo «pesante», quello che aveva avuto il leggendario Tex Winter per Phil Jackson.

Messina, non sarà capoallenatore ma c’è comunque una fetta importante di Italia nella squadra più blasonata del mondo: i Los Angeles Lakers.
«Vivo questa nuova sfida con molta curiosità. Coach Brown è un tipo che ascolta e ha una capacità di coinvolgerci in ogni allenamento, con una lunga riunione prima e un briefing dopo, per vedere dove e in cosa si può migliorare. Questo rende il mio lavoro estremamente interessante anche dopo 22 anni da capo allenatore».

Eravamo abituati a vederla in prima fila. Ci spiega qual è oggi il suo compito ai Lakers?
«Cercare di dare a Brown la mia impressione globale sul lavoro che facciamo. Nello specifico mi occupo un po’ di più della fase offensiva, cercando di capire se e dove si può fare qualche modifica. Dopo ogni partita devo rivedere ciò che abbiamo fatto, più che pensare al prossimo avversario».

Insomma, sta portando un po’ di Europa a Los Angeles...
«Ma no. Dico a Brown come la vedo io e come la vediamo noi in Europa. Per esempio sull’utilizzo degli spazi in attacco. Insomma, gli do la mia impressione, poi decide lui in base a un’esperienza decennale nella Nba. Perché nei pro alcuni accorgimenti europei possono dare un grande aiuto, ma altri, a causa delle diverse regole difensive, non si possono fare».

Che impatto ha avuto con il pianeta Nba?
«Ho sfatato molti miti. Soprattutto il fatto che le squadre lavorano poco e sono un po’ “zuzzurellone”. Ho visto gente molto esigente, campioni come Bryant che vogliono sempre fare passi avanti. E poi diciamo che vedo un’organizzazione molto “europea”. I miei colleghi hanno una capacità assolutamente unica di essere assistenti: c’è dietro un lavoro di cesello che mi entusiasma. Anzi, a volte ho addirittura l’impressione di non essere all’altezza, per questo credo che possa ancora migliorarmi molto».

Fra mercato e nuovo staff, è vero ciò che dicono in molti e cioè che per questi Lakers sarà un anno di transizione?
«Impossibile dire una cosa del genere per una squadra di questo blasone. Qui transizioni non possono esistere. L’obiettivo è sempre competere per l’anello. Che poi si vinca è un altro discorso. Giorno dopo giorno stiamo cercando di capire ciò che valiamo».

Lei è uno che vuole vincere anche quando gioca a carte. Come si è calato in un mondo che rispetto all’Europa dà meno peso a una sconfitta in stagione regolare?
«Più che altro mi aiuta il ritmo. Non c’è tempo per dare troppe interpretazione al perché hai perso. Il calendario aiuta a guardare avanti».

Nella sua carriera ha allenato campioni immensi. Adesso ha la possibilità di lavorare con il più forte al mondo, Kobe Bryant. Com’è il suo rapporto con il «Black Mamba»?
«Io sono una minuzia rispetto a lui. Lo studio ogni giorno in allenamento, mi affascina molto come giocatore e come persona. E in punta di piedi cerco di stabilire con lui un minimo di rapporto. È educato, disponibile e in campo è estremamente esigente. Ha le stimmate del campione. Vivere vicino a uno così è un’esperienza nell’esperienza».

Ha la sensazione che l’infortunio di Bryant al polso sia davvero tanto grave da condizionarne la stagione?
«È un problema importante per una persona normale. Ma lui è capace di giocare sul dolore e andare oltre a questo. Insomma, ci sta convivendo e ha la capacità per farlo».

Il futuro di Messina è in America o prevede un ritorno in Europa?
«In questo momento voglio costruire un percorso qui. Ma non immagino di poter diventare un capo allenatore nella Nba, è un processo troppo lungo e difficoltoso».

Da lontano avrà visto il nuovo scandalo di scommesse che ha travolto il calcio. È un male inestirpabile dal più famoso sport italiano?
«Niente è inestirpabile. In Inghilterra lo dicevano anche degli hooligans e in pochi anni sono riusciti a porvi rimedio. Non si può raccontare a un ragazzino che si gioca in un sistema dove le partite sono decise a tavolino. Basta buonismo: a chi fa queste porcherie vanno date tante randellate che se le deve ricordare per tutta la vita».

Da osservatore esterno è preoccupato per il basket italiano, che sembra ormai un movimento stagnante?
«Il problema c’è, ma allo stesso tempo ci sono realtà con idee e progetti tecnici. Bisogna far qualcosa e presto: mettersi tutti attorno a un tavolo, con una persona che prenda decisioni forti come tagliare il numero delle squadre o ordinare i campionati in modo che ci sia un collegamento tecnico e di prospettiva per far crescere i giovani. Se non lo fanno, con l’Eurolega che giocherà giovedì e venerdì, i campionati potrebbero avere spazi sempre minori, anche a livelli di sponsor e media. Forse ci vorrebbe un Mario Monti anche per il basket italiano».

O forse più gente come Messina...
«Ettore Messina lasciamolo tranquillo. Lui fa l’emigrante. L’emigrante tranquillo».

Articolo di Francesco Carotti da "la Stampa"
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23 settembre 2011

Mondiali WDBC a Palermo

Posted by Matteo Bollini on 15:22 0 commenti

L’ITALIA MASCHILE CHIUDE AL QUINTO POSTO BATTENDO ISRAELE PER 70-57
 L’Italia di Rosciglione chiude al quinto posto il suo mondiale sul parquet di Cefalù. Gli azzurri hanno battuto per 70-57 Israele in una partita agonisticamente combattuta, ma che ha sempre visto l’Italia avanti controllare agevolmente il risultato. Il solito Pignataro è stato il miglior realizzatore con 19 punti segnati seguito da Ricci e Pozzoli che hanno messo a segno 15 punti a testa. 
Per Israele in evidenza Maor Ben Zeev e Elad Rathe autori di 14 punti a testa
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19 settembre 2011

La Spagna è Campione di Europa!!!

Posted by Matteo Bollini on 11:36 1 commenti

La Spagna del basket si conferma campione d'Europa. A Kaunas la nazionale guidata da Sergio Scariolo supera in finale la Francia 98-85 e bissa il titolo continentale conquistato nel 2009 agli Europei in Polonia.
Dopo la grande prova nella semifinale con la Macedonia, il capitano Juan Carlos Navarro trascina le Furie Rosse anche in finale, mettendo a referto 27 punti e 5 assist. Un contributo importante arriva anche da Pau Gasol e José Calderon, entrambi autori di 17 punti, mentre alla Francia non basta la grande prova di Tony Parker, autore di 26 punti e 5 assist.
La Spagna parte subito forte e chiude il primo quarto sul 25-20. Ma è nel secondo quarto che gli iberici scavano il solo decisivo, andando al riposo sul 50-41. Nella ripresa le distanze non cambiano, con le Furie rosse che non permettono mai agli avversari di avvicinarsi. Il vantaggio resta costante e arriva in varie occasioni sul +13. Nell'ultima frazione di gara gli spagnoli volano anche sul +17 grazie, per poi chiudere sul 98-85. Nella finale per il bronzo la Russia ha avuto la meglio sulla Macedonia per 72-68.
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Mondiali WDBC a Palermo: Italia ai quarti

Posted by Matteo Bollini on 11:32 0 commenti

L'Italia maschile batte Canada, chiude in testa, a punteggio pieno, il proprio girone e approda ai quarti di finale del Mondiale sordi di basket, evento promosso dall'Assessorato regionale al Turismo. Mercoledì gli azzurri se la vedranno contro la seconda del girone B. La terza giornata della rassegna iridata, in corso di svolgimento tra Cefalù e Bagheria, è stata interamente dedicata agli uomini: il torneo femminile ha osservato un turno di riposo e tornerà domani con le ultime partite della prima fase che delineerà le classifiche finali dei gironi e gli accoppiamenti della seconda fase.
A Cefalù, l'Italia, dopo essersi espressa ai massimi livelli contro Russia e Israele, vincendo contro entrambe, gioca a ritmo blando contro il cuscinetto del girone, Canada, e si impone .
Gli azzurri mettono in archivio la pratica nei primi due quarti: 11-22 alla prima sirena e 18-38 alla seconda i parziali con Dragoni e Pignataro sugli scudi. Nel terzo l'Italia allenta la morsa, permettendo ai canadesi di rimanere in scia e non subire un altro pesante passivo dopo quelli incassati nelle prime due partite. Rosciglione pensa così di far ruotare gli uomini del rooster e provare alternative in vista dei quarti di finale in programma mercoledì contro la seconda del girone B che ha visto, oggi, la Lituania battere l'Ucraina 92-58. Chiuso il primo tempo in vantaggio per 51-26 nelle altre due frazioni gli uomini guidati da Satas si sono limitati a gestire il risultato. Buona la prestazione dei cestisti lituani, con Robertas Puzinas e Karolis Birieta migliori realizzatori con 15 punti ciascuno. Tra gli ucraini su tutti Sergiy Bukin che ha chiuso con il personale di 19 punti al proprio attivo. Domani, se la Lituania dovesse battere Taipei chiuderebbe prima e seconda sarebbe proprio l'Ucraina.

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17 settembre 2011

Mondiale Sordi: Italia 2° Vittoria

Posted by Matteo Bollini on 23:46 0 commenti

Sorride la squadra maschile ai Mondiali di basket per sordi, che dopo aver superato la Russia all'esordio, ridimensiona le ambizioni di Israele imponendosi (64-55). Nel match clou della seconda giornata, a Bagheria, l'Italia di Rosciglione affronta con il piglio giusto quell'Israele che il giorno prima aveva sbalordito, andando sopra i 100, contro Canada. Determinante il pressing a tutto campo degli azzurri, utile a impedire agli israeliani di esprimersi al meglio. Quindi la vena realizzativa di Ricci (18), Iuculano (11) e Pozzoli (16). Pronti via e la squadra azzurra vola: approfittando delle scelte di Cramer che manda in campo inizialmente le seconde linee, gli italiani vanno in un batter d'occhio sull'11-0 fino al 3'. Israele fatica a ripartire e ad arrivare in zona tiro. Ricci e Iuculano, 4 punti a testa, trovano il canestro da ogni angolazione. Alla prima sirena é 14-9. L'Italia insiste e si assesta su un margine di +5 fino a metá del secondo quarto, sbagliando peró parecchio, nella misura dei passaggi e al tiro sotto canestro. É a questo punto che il coach di Israele manda sul parquet il quintetto che il giorno prima aveva surclassato il Canada: Korach e Zorihan diventano imprendibili per gli azzurri che a 1' dal riposo subiscono il pareggio (24-24) sul tiro da tre di Rathe. Ricci e Bartoli, comunque, aggiustano la mira e ripristinano un nuovo +4 (28-24). L'inizio del terzo quarto ricalca l'avvio di partita: Italia piú in palla, decisa nei rimbalzi, precisa nella manovra e parziale di 18-2 nei primi 6' e massimo vantaggio di +20 (46-26) firmato da Ricci, Iuculano e Pozzoli. Israele riesce a ridurre di poco lo svantaggio (50-35) prima dello stop anche perché appesantiti da falli gli uomini migliori, Rathe e Vaknin, sono costretti a lasciare il campo. Nell'ultimo quarto all'Italia non resta che tenere a bada gli avversari, amministrare e rispondere punto a punto per chiudere sul 64-55. E domani (ore 16.00 a Cefalú) contro Canada, l'Italia avrá la possibilitá di finire la prima fase a punteggio pieno.

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29 agosto 2011

La Tunisia a Londra, dopo 22 anni finisce l'era dell'Angola

Posted by Matteo Bollini on 14:24 0 commenti

Finisce l’era-Angola e si avvera il sogno della Tunisia. In Madagascar nel match diretto fra le due squadre che avevano rappresentato l’anno scorso ai mondiali l’Africa vince nettamente la Tunisia (67-56) finendo imbattuta e stacca per la prima volta il biglietto per i Giochi Olimpici 2012.
Per il 3° posto, la Nigeria batte la Costa d’Avorio per 77-67. Quale 2.a e 3.a classificata, Angola e Nigeria sono ammesse al torneo pre-olimpico del prossimo anno per gli ultimi 3 posti. Sono già qualificate Stati Uniti e Gran Bretagna e i nuovi campioni d’Africa.
La squadra di Adel Tlatli ha giocato un’ottima pallacanestro difensiva di stile europeo subendo solo 53 punti di media in tutto il campionato. Il trascinatore è stato Marouan Kechrid, autore di 21 punti, mentre il gigantesco (2,17) Salah Mejri è stato proclamato MVP della manifestazione con 15 rimbalzi e 3 stoppate nella finale, e soli 2 punti.
L’Angola ha dominato  i Campionati Africani dall’89, con la breve parentesi del Senegal nel ’97. In questa edizione aveva rimontato 23 punti vincendo al supplementare, e anche nella semifinale con la Costa d’Avorio dopo aver perso col Senegal nelle qualificazioni. La Tunisia è partita forte, preso un vantaggio di 12 punti nel 1° quarto l’ha gestito con molta sicurezza. In precedenza solo 46 anni fa aveva disputato una finale, persa col Marocco.
Tunisia-Angola 67-56 (21-9, 19-20, 14-12, 13-15) – Tunisia: 1 Slimane (0/4), 21 Kechrid (9/15, 3/9 da 3), 14 Rzig (2/4, ¾), 15 Hadidane (2/5, 3/6), 2 Mejri (0/3, 15 rimb, 3 stop); 4 Laghalej (2/3), 3 Elmabrouk (1/3), 3 Ghyaza (1/5), 4 Ben Romdhane (1/3). Ne:; Maghrebi, Chouya, Toumi. Angola: 2 Costa, 17 Morais, Paulo, 11 Gomes, 11 Ambrosio; 11 Bonifacio, Barros, 4 Mingas. Ne: Joaquim, Santos, Kiala, Tati.

Fonte PianetaBasket.com articolo di Enrico Campana
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1 agosto 2011

Europeo Under 18. Italia-Turchia 65-69

Posted by Matteo Bollini on 01:21 2 commenti

Bizzozi: “Orgogliosi di questi ragazzi. Siamo tra le grandi”
La Nazionale Under 18 perde 69-65 contro la Turchia e chiude al quarto posto il Campionato Europeo di categoria a Wroclaw. La formazione di coach Bizzozi cede ai turchi nell’ultima frazione di gioco dopo aver condotto per una buona mezz’ora.Proprio come accaduto nella semifinale contro la Serbia, all’Italia sono fatali gli ultimi 10 minuti di gioco. Per i turchi è medaglia di Bronzo mentre per gli Azzurri, al netto della delusione, rimane un Europeo da incorniciare e la consapevolezza di essere tra le prime quattro squadre del continente a livello Under 18.
“Ai ragazzi ho detto che nessuno potrà toglierci il merito di essere arrivati tra le prime quattro squadre d’Europa”. Così coach Stefano Bizzozi, che analizza un quarto posto insperato alla vigilia e raggiunto grazie alla coesione e alla forza di volontà del gruppo: “Devo riconoscere l’impegno massimo dei ragazzi. Negli spogliatoi, tra le lacrime, ho detto loro che non possiamo dimenticare le meravigliose partite disputate contro la Russia e contro la Polonia. Ma anche contro la Serbia in semi e la Turchia oggi. Sono state, queste, due gare perfette tranne che per un minuto e mezzo. Quel minuto e mezzo in cui non siamo riusciti a concretizzare le fatiche fatte fino a quel momento. Serbi e turchi ci sovrastavano fisicamente ma siamo sempre usciti dal campo a testa alta e dopo averli messi sotto per larghissimi tratti del match. C’è da dire che queste squadre sono arrivate fino in fondo con tutti gli effettivi mentre noi abbiamo perso per una gara Veccia e una volta recuperatolo abbiamo perso Della Valle, il nostro punto di riferimento in attacco. I suoi 20 punti a partita ci avrebbero fatto comodo e ci avrebbe giovato anche la sua personalità nei momenti decisivi di ogni sfida. Non è un alibi ma anzi, questa assenza rende il mio elogio alla squadra ancor più sentito. I ragazzi avrebbero potuto mollare oppure tenere botta solo per la partita successiva. E invece non hanno concesso un centimetro fino alla fine, dimostrando grande compattezza e grande spirito di squadra. Poi gli episodi ci hanno penalizzato ma siamo orgogliosi di un gruppo che ha lavorato tantissimo andando vicino allo storico Bronzo conquistato nel 2005 da una Nazionale che poteva vantare tra le proprie fila un certo Danilo Gallinari. Siamo tutti orgogliosi di questi ragazzi e speriamo possano crescere ancora per giocare nelle categorie senior perché davvero lo meritano. Quasi tutti i partecipanti a questo Europeo giocano nelle massime serie dei rispettivi Paesi. Nel corso del torneo più volte ci è stato chiesto in quali squadre giocassero i nostri. Ebbene, giocano nelle nostre categorie Dilettanti e nessuno di loro in Serie A o Legadue. E’ un dato di fatto. Proprio per questo motivo il quarto posto raggiunto ha del sensazionale”.
Per il sogno di bronzo Bizzozi recupera Della Valle, ma per la guardia di Casale Monferrato ci saranno appena due minuti di gioco. La gara comincia, come in semifinale, con un lampo Azzurro: 4-0, 11-3 e 16-6 le tappe del poderoso allungo italiano. Tuttavia dopo la tripla di Veccia che vale il 19-8 la Turchia si ridesta e accorcia con un parziale di 8-0. Il primo quarto va in archivio con il risultato di 21-19.
Dopo due minuti nella seconda frazione il lay-up di Eroglu porta avanti gli ottomani (25-23) ma il 17-3 Azzurro certifica la reazione della formazione italiana portando il risultato sul 40-28. La tripla di Sipahi manda le contendenti al riposo lungo sul 41-32 Italia.
Un’altra tripla di Sipahi griffa il –1 turco a metà terzo quarto (45-44); Imbrò e Chillo squillano non fanno i conti con il magic moment di Tuncer: la guardia numero 10 infila due bombe consecutive più un libero e manda in orbita i suoi con un 7-2 tutto personale. La frazione si chiude 51-50 per i turchi dopo il canestro di Gaspardo.
Gli ultimi dieci minuti si aprono come meglio non si può: Magrini e Fallucca centrano due conclusioni dalla distanza che per l’Italia sono ossigeno puro. Imbrò e Gaspardo allargano la forbice per un complessivo 10-0 Azzurro che vale il 60-51. Il play della Virtus Siena mette dentro la terza tripla della sua serata ma Eroglu ed Erulku annullano tutto (63-61) a due minuti dalla fine. Tuncer pareggia e la tripla di Erulku chiude un 11-0 tagliagambe (66-63). Tessitori rimane freddo dalla lunetta ma subito dopo rimedia il quinto fallo e con 13 secondi da giocare Tuncer e Candan spengono il sogno di bronzo.
Per la cronaca, la Spagna conquista l’Oro battendo la Serbia 71-65. Per gli iberici un’altra affermazione dopo il primo posto all’Europeo Under 20.

Il tabellino

Italia-Turchia 65-69 (21-19, 20-13, 9-19, 15-18)
Italia: Pascolo 5 (1/2, 1/2), Giovara 1 (0/1), Chillo 1 (0/2), Gaspardo 6 (3/6, 0/1), Della Valle, Magrini 10 (2/4, 2/4), Monaldi (0/1, 0/1), Fallucca 3 (1/3 da tre), Imbrò 13 (2/3, 3/8), Veccia 14 (4/6, 2/9), Tessitori 12 (5/9), Strotz ne. All: Bizzozi
Turchia: Sipahi 8 (1/4, 2/5), Eroglu 5 (2/6, 0/1), Candan 8 (3/3, 0/1), Ozen (0/1 da tre), Dokuyan 8 (1/3, 2/4), Geyik 7 (3/8, 0/1), Tuncer 10 (1/3, 2/4), Turen ne, Calban ne, Altunbey 3 (1/1, 0/1), Tekin 8 (4/4), Erulku 12 (3/7, 1/4). 

Fonte Ufficio stampa FIP
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25 luglio 2011

Argento per l’Italia. Vince la Spagna 82-70.

Posted by Matteo Bollini on 00:29 0 commenti

Medaglia d’Argento! La Nazionale Under 20 perde contro la Spagna 82-70 ma scrive lo stesso la storia 17 anni dopo la finale persa nel 1994 dalla Bielorussia.
Gli Azzurri non riescono a sfatare il tabù iberico: 6 partite e 6 sconfitte al Campionato Europeo Under 20 dal 1992.
Dura 15 minuti la resistenza Azzurra ma poi la Spagna prende in mano le redini del gioco e si lascia guidare da uno strepitoso Mirotic (MVP e top scorer della finale e del torneo). Per la squadra di Sacripanti un Argento scintillante, arrivato al termine di una manifestazione che ha visto l’Italia battere una dopo l’altra le potenze del basket giovanile continentale come la Grecia, la Turchia e la Francia in semifinale.
La Nazionale Under 20 torna dunque sul podio dopo il Bronzo del 2007 a Nova Gorica, mostrando all’Europa 12 giocatori dal sicuro avvenire e un gioco che per larghi tratti ha fatto strabuzzare gli occhi a tifosi e addetti ai lavori.

“Una medaglia pesantissima – commenta a caldo Dino Meneghin, presidente Fip – perché è il coronamento del lavoro eccezionale, dell’impegno, della voglia e del coraggio di 12 ragazzi di talento. Le loro lacrime alla fine per non essere riusciti a vincere spiegano più di ogni altra parola l’attaccamento alla maglia Azzurra. Questo risultato per loro deve essere ora un buon viatico per lavorare ancora di più e ancora meglio. Complimenti a coach Sacripanti, a tutto il suo staff e alla squadra per un traguardo storico. Siamo orgogliosi di loro!”

Sacripanti inizia con De Nicolao, Melli, Vitali, Cervi e Gentile. Orenga invece schiera Pozas, Sastre, Llovet, Franch e il capocannoniere del torneo Nikola Mirotic.
E’ proprio lui ad aprire le danze in una gremita Bilbao Arena; risponde Melli con un canestro ad alto tasso di difficoltà. Neanche un minuto e gioco interrotto per una gomitata fortuita di Gentile a Sastre, costretto ad uscire dal campo. Al suo posto entra Tomas e per lui è subito tripla, seguita dal canestro del solito Mirotic. Il piccolo allungo iberico viene riassorbito dalla tripla di Vitali e dai liberi di Melli (7-6 Italia e minibreak di 5-0). Cervi chiude alla grande lo spazio aereo Azzurro in difesa e per la Spagna è dura. Una magia di Melli e una furbata di De Nicolao portano ancora avanti gli Azzurri (11-8). E’ un’Italia tutto cuore e concretezza: Gentile vola in contropiede e la sua schiacciata vale il +5 (13-8 e nuovo parzialino di 6-0). La Spagna non sta a guardare e trova in Barrera l’uomo giusto per il pareggio prima e per il sorpasso poi: 17-16 per i padroni di casa alla prima sirena. La bomba di Baldi Rossi e la penetrazione di Moraschini aprono il secondo quarto nella maniera migliore possibile ma le due triple consecutive di Franch e dello specialista Barrera riportano l’Italia con i piedi per terra (23-23). Il canestro del sorpasso di Mirotic anticipa il timeout di coach Sacripanti ma anche dopo la pausa il talento nato in Montenegro e naturalizzato lo scorso anno non smette di stupire: altra tripla e 12esimo punto personale. Per fortuna prosegue l’ottimo impatto sul match di Moraschini ed è ancora parità (27-27 a metà frazione). Dopo 15 minuti in equilibrio le Furie Rosse pigiano sull’acceleratore e costruiscono una piccola fuga grazie alle mani educatissime dell’ormai “monotono” Mirotic (35-29). Baldi Rossi dimezza lo svantaggio con una tripla ma dalla parte opposta Jodar si alza dalla panchina e trova subito la conclusione da dietro l’arco, spegnendo sul nascere le velleità Azzurre di rimonta.
Cinica e spietata la Spagna innesta la quinta e sale fino al +10 (42-32 con 50 secondi da giocare).
I liberi di Gentile alleviano il momentaccio italiano e l’intervallo arriva sul 42-35 (14-3 il parziale subito dall’Italia).
Si chiudono 20 minuti nei quali a fare la differenza è stato il talento di un giocatore in doppia doppia per sei volte in nove partite. Nikola Mirotic chiude il primo tempo con 19 punti, 3 rimbalzi e una presenza ingombrante sotto le plance. Nel complesso medie piuttosto basse da entrambe le parti: 9/22 dal campo l’Italia e 11/23 la Spagna; rispettivamente 3/11 e 4/9 dai 6,75.
Meglio gli iberici alla voce rimbalzi: 22 contro i 16 Azzurri.
Il secondo tempo inizia in chiaroscuro: la tripla di Gentile sembra indirizzare l’Italia verso la strada giusta ma sull’azione seguente Melli si fa fischiare il terzo fallo e Jodar va a bersaglio ancora da lontano. Tutto da rifare dopo 120 secondi (47-40). E’ un momento favorevole alle Furie Rosse ma l’Italia ha il merito e la bravura di rimanere in partita senza disunirsi: -6 (54-48) a metà frazione.
Gli iberici perdono anche Simeon per infortunio alla caviglia ma Pozas e Tomas e Llovet non sembrano accorgersene (60-48 e altro 5-0 Spagna). L’orgoglio italiano non muore mai: Gentile e Moraschini restituiscono il parziale agli avversari per il 60-52. La sfortuna si accanisce contro i padroni di casa, che si vedono costretti a fare a meno di Llovet (ginocchio) ma Barrera piazza lo schiaffone del –15 (68-54). L’ultima sirena suona sul 68-55.
Spagna in controllo nei primi 5 minuti dell’ultimo quarto e sembrano i titoli di coda ma l’Italia è lassù e vuole giocarsela fino alla fine. Dal baratro del –17 si ritorna addirittura a –8 (72-64) con una Spagna imbambolata e capace di soli 4 punti in 6 minuti. La “remontada” italiana ha la faccia di De Nicolao, play sgusciante dalla poderosa energia. Calato Mirotic, cala la Spagna ma gli Azzurri non riescono ad approfittare fino in fondo del piccolo black out iberico.
Il tempo vola e la formazione di Orenga controlla: per l’Italia sono lacrime d’Argento.

Il tabellino

Spagna-Italia 82-70 (17-16, 25-19, 26-20, 14-15)
Spagna: Simeon (0/2, 0/1), Pozas 5 (1/1, 1/2), Sastre, Llovet 3 (0/2), Jodar 6 (2/4 da tre), Barrera 10 (3/5, 1/2), Franch 19 (5/10, 1/3), Tomas 7 (2/6, 1/2), Mirotic 29 (9/17, 1/3), Lorenzo, Arevalo (0/1, 0/1), Gil. All: Orenga
Italia: De Nicolao 11 (3/4, 1/3), Traini, Melli 9 (2/6, 0/2), Fontecchio ne, Santiangeli (0/1 da tre), Moraschini 17 (6/8), Ceron ne, Baldi Rossi 8 (1/3, 2/3), Polonara 6 (3/3, 0/3), Vitali 3 (0/3, 1/3), Cervi 2 (0/3), Gentile 14 (4/8, 1/7). All: Sacripanti
Spagna: T2: 21/46, T3: 7/18, Tl: 19/24. Rimbalzi: 42, Assist: 16
Italia: T2: 19/38, T3: 5/22, Tl: 17/21. Rimbalzi: 34, Assist: 9

Fonte Uff.Stampa FIP
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