23 aprile 2012

Della Valle: giocherà a Ohio State

Posted by Matteo Bollini on 18:19 0 commenti

Dopo un anno di formazione alla Findlay Prep di Las Vegas, Amedeo Della Valle proseguirà il suo processo di maturazione cestistica a Ohio State, una delle università più prestigiose degli States, quest'anno eliminata alle Final4 del torneo NCAA
Figlio d'arte, ma di quelli buoni. Il papà è Carlo Della Valle (13 anni di professionismo fra Torino, Livorno, Vigevano, Roma e Pistoia a cavallo fra gli anni '80 e '90), mentre lui, Amedeo, è nato l'11 aprile 1993 ad Alba, a un passo da Casale Monferrato, dove si è trasferito a 14 anni. Vita in foresteria, fatta di studio e palla a spicchi, ma anche di tante soddisfazioni: a 15 anni trascina la sua squadra alle finali nazionali di categoria giocando così bene che coach Crespi lo vuole subito aggregare alla prima squadra (allora in LegaDue), regalandogli il primo assaggio di basket professionistico. Ancora acerbo - per sua stessa ammissione -, vero, ma il confrontarsi con una pallacanestro di livello per un teenager che stava muovendo i primi passi al liceo ne ha accelerato in maniera decisiva la maturazione. Poi l'esperienza della scorsa estate agli Europei Under18, dove ha guidato la rappresentativa azzurra segnando 15.1 punti di media a partita con il 55.4% da due e il 50% dall'arco con quattro ventelli nelle ultime partite dopo un inizio difficile, segnato da un infortunio al polso: 20 punti contro la Russia, 24 contro la Lituania, 20 contro l'Ucraina e 26 contro la Francia.
Buon tiro, capacità di mettere palla a terra e di leggere bene le situazioni di gioco offensivo, aiutato anche dai suoi 195 centimetri di altezza: Della Valle è un attaccante con strabordante talento naturale e una spiccata ammirazione per José Calderon, perché, proprio come lui, "è uno che tiene sempre la testa alta e gioca da leader in campo". Il suo punto debole? "La difesa, e le gambe" ammette. "Ci lavoro sempre per velocizzare gli spostamenti laterali e aumentare la massa muscolare". Insomma, come direbbero in America, Amedeo "plays big", e proprio in America è andato per completare e migliorare la sua formazione cestistica, con il sogno nel cassetto di diventare il "quarto moschettiere" azzurro in NBA dopo Bargnani, Belinelli e Gallinari.
Quest'anno ha giocato alla Findlay College Prep di Henderson, nel Nevada, a una ventina di km da Sin City, una delle migliori high-school degli States, terza nella speciale classifica stilata da ESPN. "Ma le luci di Las Vegas non hanno per nulla influito" aveva detto all'interno di una intervista rilasciata a basketcaffe, descrivendo la sua giornata tipo. "Alle 8 abbiamo pesi, poi scuola fino alle 3 di pomeriggio (magari con un'oretta di tiro), allenamento fino alle 6, cena tutti insieme e subito a dormire".
Per la Findlay Prep sono recentemente passati anche Avery Bradley (Celtics), Tristan Thompson (Cavs) e Cory Joseph (Spurs), tutti immortalati sulle pareti della palestra: anche quest'anno, sotto la guida di coach Michael Peck, che stravede per Amedeo, non si scherza: record finale di 27-1 (la Findlay è 154-8 nella sua storia), titolo vinto contro Montverde in overtime al termine di una partita folle, con l'azzurro guardia titolare e miglior tiratore da tre punti. Ma il momento decisivo e critico è quello della scelta dell'università: e per Amedeo le offerte non sono mancate.
Arizona, Michigan, Ohio State, Texas A&M e Gonzaga, tutti college di grandissimo prestigio, si sono subito mosse per offrire una borsa di studio al ragazzo di Alba: dopo una visita in Texas, Amedeo ha scelto di iscriversi a Ohio State, quest'anno fermata alle Final4 NCAA da Kansas, poi battuta nella finalissima per il titolo da Kentucky. In bocca al lupo, Amedeo, ti aspettiamo presto al piano di sopra.
Fonte Daniele FANTINI (Twitter: @DanieleFantini) / Eurosport
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12 aprile 2012

Magic-Bird, lo show sbarca in teatro

Posted by Matteo Bollini on 20:31 0 commenti

A New York debutta il musical sulla vita delle due star Nba. Rivali negli anni '80, hanno trasformato il loro duello in fabbrica

Magic Johnson contro Larry Bird, il più grande show della storia del basket oggi torna in cartellone. Non a Los Angeles o a Boston, le piazze originali delle mitologiche sfide fra i Lakers e i Celtics, ma a New York, per la precisione al Longacre Theater di Broadway. È un musical, si chiama semplicemente «Magic/Bird» (che in inglese suona come «uccello magico») e se riuscirà a trasmettere anche solo una frazione della gioia e del talento che scaturivano dal copione originale sarà un successone. Per interpretarlo sono stati scelti due attori alti quasi due metri e con un passato da decenti giocatori amatoriali, Tug Coker (Larry Bird) e Kevin Daniels (Magic Jonshon). «Quando mi hanno chiamato per spiegarmi che volevano scrivere un musical su di noi ho pensato che fosse uno scherzo – ha detto Bird –. A teatro ci sono stato, ma mai per vedere una commedia che avesse come protagonista me stesso». «La prima volta che ho incontrato Kevin – sostiene invece Magic – ho notato che il ragazzo non sorrideva abbastanza. Ehi, gli ho detto, io ero quello sempre allegro e divertente: tu mi sembri Larry Bird...». I due fenomeni si incontrarono per la prima volta nella famosa finale universitaria del 1979, vinta dai Michigan State Spartans di Magic contro i gli Indiana State Sycamores di Bird, e hanno poi continuato a sfidarsi da professionisti, rilanciando la allora languente Nba con quattro storiche finali. Iniziarono odiandosi, continuarono rispettandosi, hanno finito amici per la pelle. E proprio sul lato privato, backstage della (forse) più famosa rivalità della storia dello sport è giocato lo «script» del premio Oscar Eric Simonson. A partire dall’abbraccio di mamma Johnson che sciolse l’astio fra i due, per arrivare alla telefonata
che nel ’91 Magic fece a Bird per comunicargli che aveva l’Aids.Novantacinque minuti di finzione per raccontare la realtà di un duello sportivo che nel corso di oltre trent’anni si è trasformato in qualcosa di ulteriore e di diverso: un archetipo, un logo, un blockbuster della memoria, quasi una società - la superpremiata e inimitabile ditta Magic & Bird - e oggi, quasi inevitabilmente, uno spettacolo. Non «cinema!» come urlava Dan Peterson commentadoli in tv, ma teatro. Con un filo di prevedibile nostalgia. «Vorrei tanto che ci fossero giocatori capaci di prendere il nostro posto – ha detto Magic – ma visto quello che è diventato il basket oggi, non credo succederà». Applausi.
Fonte La stampa.it articolo di Stefano Semeraro
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7 aprile 2012

Il quarterback alza un alley-oop

Posted by Matteo Bollini on 17:15 0 commenti

Forse qualcuno si ricorderà ancora quando, qualche settimana fa, Kevin Garnett e Rajon Rondo aprirono una partita contro i Lakers con uno snap di stampo footballistico: quel video, che fece rapidamente il giro del mondo, sembra aver impressionato in particolar modo alcuni ragazzi liceali dell'Iowa, che, a loro modo, sono andati ben oltre inaugurando l'All Star Game locale della Pride of Iowa Conference. Dopo aver vinto la palla a due iniziale, la squadra in bianco assume la classica posizione di uno snap: Bryce Carpenter riceve il pallone nelle vesti dell'improvvisato quarterback e alza un preciso alley-oop per Hunter Van Haalen, in versione wide receiver, che schiaccia al volo prendendo di sorpresa la difesa fra l'incredulità più totale del pubblico (e una qual certa irriverenza verso gli avversari, ma si tratta comunque di un All Star Game...).

Una mossa studiata? Assolutamente no, almeno secondo quanto afferma lo stesso Carpenter. "L'abbiamo pensata cinque minuti prima dell'inizio della partita, ma non avevamo mai provato a farla prima".
Well done, boys!

 Dunker = Hunter Van Haalen
Passer = Bryce Carpenter
Snapper = Collin Thomas
Running Back = Brody Brownlee
Left Guard = JD Nielsen
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Fenomeno In Libano, 113 Punti In Una Partita

Posted by Matteo Bollini on 17:06 0 commenti

Centotredici punti tutti da solo. Mohammad El Akkari, guardia della formazione libanese del Moutahed, e' stato il protagonista di una prestazione strepitosa, come riporta il sito fibaasia.net. Il 27enne, che prima dell''esplosione' viaggiava alla modesta media di 7,6 punti a gara, ha dato spettacolo nel match vinto 173-141 contro il Bejjeh nelle Final Eight del campionato nazionale. Il tabellino del giocatore e' finito addirittura in evidenza sul sito di Espn, il sito del principale network sportivo degli Stati Uniti: 40 su 69 al tiro, un irreale 32 su 59 da 3 punti e appena un tiro libero. ''Ringrazio Dio per questa prestazione. Penso sia il risultato dei miei allenamenti -ha detto El Akkari-. Voglio anche ringraziare il mio allenatore per avermi lasciato in campo e ringrazio i miei compagni per l'aiuto''. El Akkari entra nell'esclusivo club dei giocatori capaci di segnare piu' di 100 punti in un incontro. Il piu' celebre, ovviamente, rimane Wilt Chamberlain: nel 1962, con la maglia dei Los Angeles Lakers, raggiunse quota 100 contro i New York Knicks. Secondo Fibaasia.net, nel continente almeno altri 2 giocatori sono riusciti ad arrivare in tripla cifra. Bisogna tornare al 1923 per trovare i 116 punti segnati dal filippino Lou Salvador contro la Cina. L'altro marcatore fenomenale del continente asiatico sarebbe Jeron Teng, prodigioso studente delle Filippine capace di realizzare 104 punti in una gara a livello scolastico. 
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